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lunedì 22 dicembre 2014

Il gruppo delle galassie vicine alla Via Lattea si allarga

Immagine in negativo della galassia nana KKs 3
(Immagine presa da Media INAF)
Di recente, una nuova galassia è entrata a far parte della  famiglia delle galassie vicine alla Via Lattea. Si chiama KKs 3 e si tratta di una galassia nana distante da noi 7 milioni di anni luce. La sua massa equivale a circa un decimillesimo della Via Lattea e a individuarla, con l'aiuto della Advanced Camera for Surveys (ACS) del telescopio spaziale Hubble, è stato Igor Karachentsev dello Special Astrophysical Observatory a Karachai-Cherkessia, in Russia, insieme al suo team.

venerdì 5 dicembre 2014

Lancio riuscito per Orion Deep Space

Il momento del lancio della Orion Deep Space
spinta dai booster del United Launch
 Alliance Delta IV Heavy
(Immagine presa da Media INAF)
Dopo il rinvio del lancio della giornata di ieri, finalmente riuscito il lancio della Orion Deep Space dal Space Launch Complex 37 della base di Cape Canaveral alle ore 07:05 di questa mattina. Il test è stato un successo: infatti, la Orion Deep Space ha raggiunto la quota prestabilita di 5.800 km ed è atterrata a circa 600 km a sud-ovest della città di San Diego. Attualmente, la Orion è la prima capsula passeggeri americana (se si esclude lo Shuttle) a lasciare la Terra dai tempi della missione Apollo 17.

Fonti testi: Media INAF e NASA
Fonti immagini: Media INAF
Orione2000


giovedì 4 dicembre 2014

Un nuovo rinvio nel decollo della capsula Orion

Lo United Launch Alliance Delta IV Heavy nella rampa di lancio
di Cape Canaveral
Sono le 09:45 a Cape Canaveral: ma lo United Launch Alliance Delta IV Heavy, con a bordo la capsula Orion, è ancora sulla rampa di lancio e i suoi booster non hanno potuto illuminare il cielo della Florida. Così si chiude la finestra di lancio, dopo una lunghissima attesa durata oltre 40 anni da parte della NASA, che sperava in un ritorno nello Spazio. Il tutto rinviato a domani, ore 13:00 (ora italiana), sperando che la capsula Orion Deep Space riesca a diventare la prima capsula passeggeri americana (diversa come concetto dallo Shuttle) a lasciare la Terra dai tempi della missione Apollo 17.

sabato 15 novembre 2014

Philae entra in ibernazione

(Immagine presa da esa.int)

Erano l'una e trentacinque circa quando il lander Philae è entrato in ibernazione. Quindi un "arrivederci" e non un "addio": infatti, il lander potrebbe risvegliarsi durante l'estate prossima, quando i suoi pannelli solari dovrebbero ricevere della luce.
Dall'euforia iniziale, incominciata quando poco dopo la mezzanotte il lander è riuscito a comunicare di essersi alzato di qualche centimetro e di essersi voltato di 35 gradi, si è passati a un momento di particolare attenzione alla curva della tensione (misurata in Volt). Per un momento si è pensato che il riassestamento avesse rianimato i pannelli solari, ma successivamente questa speranza si è subito trasformata in angoscia quando la curva della tensione si avviava a scendere verso i 20 V, il limete fra coscienza e coma energetico.

mercoledì 5 novembre 2014

L'asteroide Vesta ripreso dalla sonda Dawn
(Immagine presa da Media INAF)
All'interno dell' Ames Research Center della NASA si trova un cannone dalla lunghezza di ben 4 metri, denominato Ames Vertical Gun Range, che è stato progettato per simulare degli impatti fra diversi corpi celesti. Questo cannone riesce a sparare dei proiettili, che hanno dimensioni che vanno dai 0,005 ai 7,6 millimetri, a delle velocità che toccano i 7 km/s (l'equivalente di oltre 25.000 km/h) grazie ad una miscela d' esplosivo e di idrogeno gassoso ad alta pressione. E proprio in un recente studio, che ha visto la partecipazione di un team di ricercatori della Brown University guidato da Angela Stickle della John Hopkins, è stata usato questo cannone per osservare e studiare un impatto che ha interessato la superficie dell'asteroide Vesta.

domenica 26 ottobre 2014

Spuntino cosmico per un buco nero

(Immagine presa da Media INAF)
"Immenso Paradiso", proprio così viene denominato il superammasso di galassie di cui fa parte anche la Via Lattea. Ma in questa gigantesca regione di spazio ci sono degli oggetti che possono rendere la vita di alcune stelle davvero "infernale". E' proprio il caso di una stella, scoperta da un gruppo di scienziati della Ohio State University, che è riuscita a sfuggire da un buco nero prima di essere "divorata". Infatti, il gigantesco e massiccio oggetto è riuscito a mangiare solo una parte di questa sventurata stella.

venerdì 17 ottobre 2014

La cometa Siding Spring è tenuta sotto osservazione

(Immagine presa da Media INAF)
Abbiamo spesso parlato della cometa 69P/Churyumov- Gerasimenko e della sonda Rosetta. Abbiamo anche parlato del lander Philae: il quale si poserà nella cometa sopracitata nel mese di Novembre. Ebbene, oggi parleremo di un avvenimento che riguarda la cometa C/2013 A1 Siding Spring: la quale questa domenica alle ore 20:27 si troverà alla distanza minima da Marte (circa 140.000 km). E ad aspettarla ci saranno ben cinque sonde che studiano il Pianeta Rosso.

giovedì 9 ottobre 2014

Quando le dimensioni non contano...

Ecco come apparirebbe da vicino il buco nero P13
(Immagine presa da Media INAF)
In questo articolo focalizziamo la nostra attenzione sulla galassia NGC 7793. Ai suoi confini, per la precisione, possiamo trovare un buco nero, chiamato P13, che possiede una caratteristica che lo distingue dagli altri buchi neri. Infatti, sembra che riesca a "mangiare" il gas di una stella più velocemente di quanto previsto. Pensate che si parla di un ritmo di 100 miliardi di miliardi di hot dog al minuto. Per essere precisi: questo buco nero riesce a divorare il gas di una stella vicina 10 volte più velocemente di quanto teorizzato.

martedì 30 settembre 2014

Investigando sul passato della Valles Marineris

In questa immagine si può vedere al centro del pianeta
il cosiddetto "Grand Canyon marziano"
(Immagine presa da Media INAF)
In questo articolo parleremo di un complesso di strutture geologiche che si trovano nella zona equatoriale di Marte: viene spesso nominato come "Grand Canyon marziano" e si tratta della Valles Marineris.

Bisogna contare che questa struttura geologica è all'incirca più grande 10 volte rispetto al Grand Canyon terrestre. Praticamente si estende per circa 1/5 della circonferenza del Pianeta Rosso. Inoltre, la Valles Marineris è emersa da enormi sussulti tettonici e successivamente rimodellate da parte di fenomeni erosivi di vario tipo.

E tra questi fenomeni potrebbero esserci niente meno che dei ghiacciai: i quali in un tempo remoto hanno solcato questa struttura geologica con il loro lentissimo scorrere. Anche se gli scienziati non hanno ancora maturato un idea condivisa se questo fenomeno possa essere veramente accaduto, poiché non si riesce a stabilire se una serie di formazioni nella Valles Marineris sia dovuta ad un origine glaciale o meno.

E proprio in questo momento un team internazionale, formato da ricercatori dalla statunitense Bryn Mawr College e dalla Freie Universitaet di Berlino, ha individuato una possibile prova su come possa aver avuto luogo la presenza di un ghiacciaio. E proprio entrando nell'ambito della mineralogia che si è trovato uno strato di solfati misti grazie al  Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars e lo High-Resolution Imaging Science Experiment a bordo della sonda Mars Reconnaissance Orbiter. Il luogo di ritrovamento è situato a metà dei quasi 5 km di altezza delle pareti di Lus Chasma e l'estremità Ovest dell'intera struttura geologica.

Il team di scienziati è riuscito a mappare la jarosite, un tipo di minerale solfato acido, lungo la parete del canyon. Tutti i depositi di jarosite su Marte sono dovuti ad una possibile evaporazione di acqua in falda o lacustri. Gli scienziati hanno ipotizzato che in questo specifico deposito si sia verificato un fenomeno simile a quello riscontrato nelle isole Svalbard sulla Terra. In pratica lo zolfo atmosferico, intrappolato nel ghiaccio, quando viene riscaldato dalla luce solare reagisce con l'acqua producendo un tipo di minerali, chiamati solfati, altamente acidi: proprio come la jarosite riscontrata lungo i margini di questo ipotetico ghiacciaio.
La valle Lus Chasma vista in un mosaico effetuato
dalla sonda Mars Odyssey
(Immagine presa da Media INAF)


Fonte testi e immagini:Media INAF

Orione2000

martedì 23 settembre 2014

Alcune curiosità sull'equinozio di autunno

Posizione del Sole nel giorno 23/09/14 alle ore 04:29 (ora italiana)
(Punto di osservazione: Roma,Italy)
(Immagine ottenuta utilizzando Stellarium)
In questa data possiamo finalmente annunciare l'avvenire dell'autunno nel nostro emisfero. Guardando il tutto dal punto di vista astronomico, l'autunno avrà inizio alle ore 02:29 GMT, ovvero alle 04:29 tradotto nell'ora italiana e, contrariamente, nell'emisfero Sud comincerà la primavera.

Ma siamo proprio sicuri che la notte e il giorno durante l'equinozio abbiano la stessa durata? Ebbene, Joe Rao, insegnante e conferenziere al New York's Hayden Planetariu, oltre ad essere tra i più noti presentatori del meteo negli U.S.A. , nella sezione Skywatchcing della testata online Space.com , ha voluto vedere quanto di vero ci fosse in questa affermazione.

lunedì 15 settembre 2014

Cronache dalla sonda Rosetta: scelto il punto di approdo per l'11 Novembre!

In questa immagine si può vedere il punto dove, l'11 Novembre di
quest'anno, il lander Philae approderà
(Immagine presa da Media INAF)
Ormai è deciso: il lander Philae , il quale si trova a bordo della sonda Rosetta, approderà l'11 Novembre di quest'anno in una regione della cometa 67P/ Churyumov/Gerasimenko denominata J. L'annuncio è stato dato dall' Agenzia Spaziale Europea durante una conferenza stampa. Bisogna ricordare che il sito di "Landing" è stato scelto fra i cinque candidati poiché offriva delle condizioni buone per l'osservazione dell'attività cometaria associato ad un minor fattore di rischio per il lander.

martedì 9 settembre 2014

La sonda Cassini scatta una foto al satellite naturale Pan


Nell'immagine possiamo vedere una fascia di vuoto
nella quale orbita il piccolo satellite naturale Pan, il quale
lo si può vedere come un piccolo punto bianco
(Immagine presa da Media INAF)
 
Su Saturno, più precisamente nella divisione di Encke, orbita, apparentemente da solo, un satellite naturale di nome Pan. Effettivamente, il nome portato da questo satellite naturale è davvero appropriato: poiché esso deriva dal greco paein, ovvero "pascolare". Infatti, Pan è un "satellite pastore": ovvero un satellite che ha il "compito" di mantenere stabile un anello planetario, in questo caso quello di Saturno, pur modificandone la forma e estensione a causa delle interazioni gravitazionali. Inoltre la stessa ninfa Driope, madre del dio greco Pan, secondo il mito fuggì alla sua nascita per l'aspetto deforme del proprio figlio. Non che il satellite sia stato nominato così in base alla bruttezza, ma anche esso provoca l'allontanamento di vari corpuscoli che si trovano nel suo campo di azione.

mercoledì 3 settembre 2014

Osservando il comportamento delle tempeste solari sul campo magnetico terrestre

(Immagine presa da Media INAF)
Quello che noi chiamiamo "vento solare" si tratta di un viaggio lungo circa 150.000 km in cui prendono parte le particelle, radiazioni e campi magnetici che sono stati strappati al Sole e in viaggio nello spazio. C'è anche da dire che si trattano di flussi di plasma che gli scienziati che si occupano di meteorologia spaziale seguono con grande attenzione. In certi casi, questa attenzione potrebbe trasformarsi in un timore, soprattutto quando l'emissione è particolarmente intensa. Ma l'alterazione dell'attività geomagnetica non porta solamente a dar luogo alle spettacolari aurore polari, ma potrebbe causare disturbi ai satelliti in orbita e alle telecomunicazioni, senza contare l'eventuale black-out sulle linee elettriche della penisola scandinava. In uno studio recente, pubblicato anche sulle colonne del Journal of Geophysical Research, un gruppo di studiosi dimostra che quelle che in gergo vengono definite substorm possono essere "guidate" da una serie di processi che risultano completamente differenti da quelli finora ipotizzati.

mercoledì 27 agosto 2014

Trovata un'altra collisione fra galassie grazie ad una lente gravitazionale

Gli astronomi si sono serviti di una lente gravitazionale per
scoprire dettagli altrimenti impossibili da vedere. L'immagine
combina i dati ottenuti dal Telescopio Spaziale Hubble e dal
Keck II delle Hawaii (con l'uso di ottiche adattive)
(Immagine presa da Media INAF)
Utilizzando ALMA (Atacama Large Millimeter/ submillimeter Array) insieme ad altri telescopi sia terrestri che spaziali, è stata ottenuta un immagine davvero spettacolare e molto rara. Infatti, si tratta della migliore veduta di uno scontro fra due galassie avvenuto quando l'Universo vantava ben la metà degli anni che possiede oggi. Gli scienziati si sono serviti di una  lente gravitazionale grande quanto una galassia per scoprire dettagli che altrimenti sarebbero rimasti invisibili. Inoltre, nuovi studi che riguardano la galassia H-ATLAS J142935.3-002836 dimostrano che questo distante oggetto complesso assomiglia alla collisione locale più nota: le Galassie Antenne.

venerdì 22 agosto 2014

Come lo spazio confonde il sistema immunitario

(Immagine presa da en.wikipedia.org)
Ormai, sono già state effettuate numerose ricerche su come lo spazio possa influire sul comportamento del corpo umano:infatti, sono già stati fatti vari test sull'apparato cardiocircolatorio, sull'apparato scheletrico e sul sistema immunitario.

Da qualche anno, la NASA e altri istituti di ricerca sono stati particolarmente attenti sulla salute degli astronauti: in particolare, due ricerche, ovvero Validation of Procedures for Monitoring Crewmember Immune Function (Integrated Immune) e Clinical Nutrition Assessment of ISS Astronauts, hanno confermato che il volo spaziale è capace di alterare temporaneamente il sistema immunitario, specialmente se si tratta di missioni spaziali a lunga durata a bordo dell'ISS. I dati ottenuti, e pubblicati su Journal of Interferon & Cytokine Research, preoccupano molto gli esperti della NASA: poiché, ormai, ci sono missioni che prevedono una durata che va oltre i classici 6 mesi. Infatti, si sta sempre più parlando di missioni che prevedono anni di volo per raggiungere oggetti celesti, come ad esempio gli asteroidi e Marte, e un semplice raffreddore o un influenza potrebbero essere davvero rischiosi per l'incolumità di tutto l'equipaggio.

domenica 17 agosto 2014

Il Near Earth Object 1950 DA tenuto insieme dalle forze di van der Waals

Il Near Earth Object 1950 DA
(Immagine presa da Media INAF)
L'immagine che vedete a sinistra è la sagoma dell'asteroide 1950 DA avente un diametro medio di circa 1,3 km. Rientra nella categoria Near Earth Object, ovvero quel gruppo di oggetti in cui la loro orbita potrebbe intersecare la nostra. Nel caso di 1950 DA questo potrebbe avvenire nel marzo del 2880 con una possibilità su ventimila che si possa schiantare sul nostro pianeta. Forse fra otto secoli avremo già trovato un sistema per disintegrare gli asteroidi: ma il problema sarebbe che questo asteroide sarebbe troppo facile da disintegrare, infatti, ci sarebbe bisogno di un piccolo colpo per mandarlo in frantumi. Questo potrebbe sembrare positivo: ma è pur sempre preferibile avere un unico bolide che numerosi frammenti incontrollabili (soprattutto se non se ne conosce il comportamento dell'asteroide stesso).

martedì 12 agosto 2014

A caccia di "esosatelliti"

(Immagine presa da Media INAF)
Finora abbiamo scoperto numerosi esopianeti, ma nonostante tutto non abbiamo sentito parlare di una luna. Anche se i cacciatori di esopianeti hanno portato numerosi risultati scientifici riguardo gli esopianeti, finora nessuno ha ancora scoperto un "esosatellite" (exomoon).

Ebbene, dei fisici di Arlington, Università del Texas, Stati Uniti, sono convinti che un' attenta analisi delle onde radio possa condurli a fare nuove scoperte.

giovedì 7 agosto 2014

Cronache dalla sonda Rosetta: l'arrivo

La cometa 69P/Churyumov-Gerasimenko ripresa dalla camera OSIRIS
il 3 Agosto del 2014
(Immagine presa da Media INAF)
Finalmente, dopo 10 anni di viaggio, la sonda Rosetta è giunta a destinazione: diventando la prima sonda a incontrare una cometa. Ora, la sonda e la cometa si trovano ad una  distanza di circa 405 milioni dalla Terra fra l'orbita di Marte e quella di Giove: viaggiando ad una velocità di circa 55.000 km/h verso il Sistema Solare interno. Nella giornata di ieri, alle 11:00 circa, si sono svolte una serie di manovre che hanno reso possibile la regolazione della velocità e della traiettoria della sonda. Se solo una di queste manovre fosse fallita la missione sarebbe andata persa.

domenica 3 agosto 2014

Cronache dalla sonda Rosetta: VIRTIS comincia a raccogliere dati

La cometa vista ad una distanza di 1950 km
(Immagine presa da Media INAF)
Il 6 Agosto, ovvero la data prevista per l'arrivo nell'orbita finale di Rosetta, è ormai alle porte. Nel mentre lo strumento VIRTIS, il Visible Infrared and Thermal Imaging Spectrometer, ha iniziato a raccogliere i suoi primi dati: scoprendo che la cometa sembra essere troppo calda per essere costituita solamente da ghiaccio esposto, ma al contrario, sembra essere ricoperta da un materiale scuro e polveroso.

martedì 29 luglio 2014

Orbiter a rischio su Marte

(Immagine presa da Media INAF)
Ormai mancano meno di tre mesi al fly-by della cometa C/2013 A1 Siding Spring su Marte. Il passaggio ravvicinato della cometa, però, comporta dei rischi per le sonde che orbitano intono al pianeta stesso: infatti, la nube di detriti che accompagnerà la cometa è composta da minuscole particelle che viaggiano a considerevoli velocità, le quali possono mettere fuori uso un satellite. La cometa raggiungerà la distanza minima dal suolo marziano, che sarà di 132.000 km (meno di un decimo della distanza dell'incontro più ravvicinato di cui si sappia fra una cometa e la Terra), il 19/10/2014. Le agenzie spaziali coinvolte (europea,statunitense e indiana) dovranno spostare entro quella data le sonde in orbita attorno a Marte in una zona sicura: manovre che la NASA sta già compiendo.

sabato 26 luglio 2014

Cronache dalla sonda Rosetta: la cometa si avvicina

(Immagine presa da Media INAF)
La sonda Rosetta si trova ormai a poche migliaia di chilometri dalla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Il 6 Agosto verrà,infine, festeggiato l'arrivo all'orbita della cometa. Inoltre grazie alle prime immagini di OSIRIS, uno strumento scientifico ad immagini che si trova a bordo della sonda Rosetta, possiamo finalmente vedere le strutture della superficie della cometa. La risoluzione dell'immagine è di circa 100 metri per pixel, ma possiamo già notare che la zona centrale della cometa appare più brillante rispetto al resto del corpo celeste (fare riferimento all'immagine sottostante).

In questa immagine si può notare la cometa fotografata da una distanza
di 5500 km. Le immagini sono state scattate con una distanza di 2 ore ad
una risoluzione di circa 100 m per pixel.
(Immagine presa da Media INAF)

lunedì 21 luglio 2014

I nuovi obbiettivi spaziali

Speciale 45° anno dallo sbarco lunare

Immagine presa da Media INAF
Sono ormai passati 45 anni dallo sbarco lunare avvenuto nell'ambito della missione Apollo 11. Ed è proprio in questa missione che che vide la partenza del Saturn V di Von Braun. Ma da allora nessun uomo e nessuna donna ha mai più superato l'orbita terrestre. Eppure alla NASA, o nei suoi satelliti industriali ed accademici, c'è senz'altro una persona con una visione ed un carisma da permettere di fare una missione migliore rispetto al programma Apollo o all' International Space Station: che altro non sono che i due programmi spaziali che hanno segnato il XX secolo.

martedì 15 luglio 2014

Europa vista a colori

Europa vista a colori
(Immagine presa da Media INAF)
L'immagine che vediamo a sinistra è un immagine che raffigura una parte di Europa, una delle  lune di Giove. Questa fotografia, che inquadra un'area di 160 x 170 km, è stata ottenuta grazie ad un mosaico di fotografie in bianco e nero (per la precisione in scala di grigi) che sono state scattate dalla sonda Galileo il 06/11/1997, quando la stessa era distante 21.700 km da Europa e stava compiendo l' 11^ orbita. E' stato possibile colorare questo mosaico grazie ad una successiva ripresa a colori, ma con una risoluzione più bassa, ottenuta nel 1998 dalla stessa sonda, la quale si trovava a 143.000 km da Europa e stava compiendo la 14^ orbita.

venerdì 11 luglio 2014

Osservata da Hubble la fusione di due galassie

Immagine della fusione di due galassie
(Immagine presa da Media INAF)
L'osservazione della fusione di due galassie non è affatto un evento comune nell'Universo: ma trovare due galassie ellittiche,ovvero delle galassie che non sono in grado di ospitare formazione stellare, e vederle fondersi  creando una catena di giovani stelle è ancora più improbabile. Eppure, l'immagine soprastante, scattata dal telescopio spaziale Hubble, ne è un esempio.

martedì 8 luglio 2014

Osservando la cometa C/2012 K1 grazie a NEOWISE

Una serie di immagini che raffigurano la cometa
C/2012 K1 vista all'infrarosso
(Immagine presa da Media INAF)
L'immagine che possiamo vedere a sinistra è la cometa C/2012 K1, conosciuta con il nome di Pan- STARRS: il quale è una sigla di un progetto di indagine astronomica chiamata Panoramic Survey Telescope & Rapid Response System , che si trova nelle Hawaii. La cometa è stata scoperta nel Maggio del 2012 e proviene dalla lontana nube di Oort, la quale  possiamo definire un vero e proprio "serbatoio" di comete che si trova ai confini del Sistema Solare. Ebbene, la cometa C/2012 K1 si trovava a 230 milioni di chilometri dalla Terra nel momento in cui la missione NEOWISE ha fotografato ripetutamente l'oggetto celeste. Nella fotografia, però, troviamo anche la galassia a spirale NGC 3726: che è lontana ben 55 milioni di anni luce dalla Terra.

sabato 5 luglio 2014

Dei filtri a microonde per SRT

Il Sardinia Radio Telescope (SRT)
Per il Sardinia Radio Telescope è in arrivo un nuovo aggiornamento, che dovrebbe facilitare il lavoro di ricercatori che usano le radio frequenze nell'ambito della ricerca spaziale. Si tratterebbe di un componente a microonde con materiale superconduttore ad alta temperatura realizzata recentemente da un team con una forte presenza italiana. Infatti, le tecnologie commerciali spesso interferiscono con i sensibili ricevitori usati per le ricerche scientifiche. Da molti anni si cerca di risolvere questo problema, chiamato in gergo tecnico RFI (Radio Frequency Interference). Ed ecco che fra le tante soluzioni si pensa proprio di usare dei filtri a microonde.

mercoledì 2 luglio 2014

Nel cuore di Gum 15

La nebulosa Gum 15
(Immagine presa da Media INAF)
La foto soprastante non è altro che la fantastica nebulosa Gum 15. Ottenuta grazie al WFI (Wide Field Imager), montato sul telescopio da 2,2 m dell'MPG/ESO (Osservatorio di La Silla, in Cile), Gum 15 si trova nella costellazione della Vela e dista da noi circa 3000 anni luce, ma la cosa che la rende particolare è la presenza di nascite di stelle calde e giovani. In tutta la loro bellezza si nasconde la loro letalità, infatti, avviandosi all'età adulta rappresentano la causa della morte della nebulosa stessa.

domenica 29 giugno 2014

Athena: la 2^ grande missione dell'ESA

Immagine artistica dell'osservatorio orbitante Athena
(Immagine presa da Media INAF)
Nel 2028 è stato deciso che il sofisticato osservatorio orbitate a raggi X Athena verrà messo in orbita, si tratterà quindi della seconda grande missione compiuta dall'ESA prevista nell'ambito del programma "Cosmic Vision". L'obbiettivo di questa missione sarà indagare su alcuni dei più energetici fenomeni che accadono nell'Universo: come il plasma caldo negli ammassi di galassie o come buchi neri e lampi gamma, spingendosi fino a 150 milioni di anni dal Big Bang, periodo in cui si iniziarono a formare le prime stelle supermassicce. In Italia l'INAF, l'ASI e numerose Università.

giovedì 26 giugno 2014

La corona solare è più grande di quanto pensiamo

Immagine del Sole ripresa dalla sonda STEREO
(Immagine presa da Media INAF)
La porzione più esterna dell'atmosfera solare è chiamata corona solare. Ebbene, grazie alle osservazioni eseguite dalla sonda STEREO della NASA: i nuovi limiti raggiungono la notevole distanza di 8 milioni di chilometri dalla superficie solare. Questi risultati sono molto utili per capire il limite interno dell'eliosfera, ovvero la bolla di plasma che viene generata dal vento solare e ingloba anche la nostra Terra: tracciando il Sistema Solare in tutta la sua interezza.

martedì 24 giugno 2014

Micropolveri sull'atmosfera di Marte

Un immagine dell'atmosfera marziana
(Immagine presa da Media INAF)
L'atmosfera di Marte mostra qualcosa di davvero particolare: ovvero una concentrazioni di micropolveri e nanopolveri inaspettata e basta soltanto un eclissi solare per illuminare l'atmosfera marziana ed osservarne la sua composizione. La scoperta è stata resa possibile grazie a un team composto da ricercatori francesi e russi con tre specialisti dell'Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca (MIPT). Le osservazioni dello spettro sono avvenute durante le occultazioni solari di inizio estate sull'emisfero Nord di Marte. In questo modo la concentrazione degli areosol, le dimensioni delle loro particelle, permettono ai ricercatori di capire in che modo siano distribuiti gli agenti sull'atmosfera marziana.

sabato 21 giugno 2014

Anche su Mercurio si verificano le Hot Flow Anomaly

Una rappresentazione di una HFA su Mercurio
(Immagine presa da Media INAF)
Il nostro Sole ci invia quotidianamente in tutte le direzioni un flusso caldo di particelle atomiche cariche: il vento solare, che può viaggiare a velocità nettamente superiori ai 400 km/s. Ebbene quando questo flusso incontra un campo magnetico si crea un fronte d'urto, chiamata "bow shock". In questo processo si possono creare delle turbolenze, delle vere e proprie anomalie, di questo flusso. Infatti può accadere l'inversione localizzata e momentanea del flusso del vento solare: fenomeno conosciuto come Hot Flow Anomaly (HFA).

mercoledì 18 giugno 2014

Il Crazy Diamond si fa notare

Visione del cielo visto da AGILE
(Immagine presa da Media INAF)

Il buco nero supermasiccio che si trova al centro del quasar denominato 3C 454.3, il cui è distante oltre 7 miliardi di anni luce, attira l'attenzione di numerosi scienziati. I satelliti AGILE dell'ASI e Fermi della NASA hanno notato che il flusso di radiazione gamma sta man mano aumentando, fino a renderla la sorgente di raggi gamma più intensa del cielo. I ricercatori ne stanno seguendo l'evoluzione del fenomeno e sono riusciti a stimare la grandissima quantità di energia che è associata al getto di materia del buco nero che viene espulsa a velocità molto elevate.

lunedì 16 giugno 2014

L'atmosfera di Titano ricreata in laboratorio

(Immagine presa da Media INAF)
L'atmosfera di Titano è davvero particolare: lo dimostra un team della NASA che ha riprodotto fedelmente l'atmosfera di questa luna, che si può dire davvero speciale, in laboratorio.
Sorprendentemente i ricercatori sono riusciti ad individuare quelle sostanze sconosciute che la sonda Cassini ha scoperto nell'atmosfera di Titano nelle lunghezze d'onda del lontano infrarosso. Si è quindi scoperto che si tratta di una miscela di idrocarburi aromatici: comprendenti azoto e vari policiclici aromatici.

venerdì 13 giugno 2014

Una stampante 3D per l''ISS

Una stampante 3D viene testata a bordo di un aereo
a gravità zero
(Immagine presa da Media INAF)
Da "Made in Space" ecco la stampante 3D che partirà per l' International Space Station. Il viaggio sarà lungo 370 km prima di raggiungere l'orbita bassa terrestre. La partenza è prevista per agosto a bordo della navicella Dragon.

giovedì 12 giugno 2014

Il campo magnetico terrestre contro il vento solare

I quattro satelliti dell'ESA nella missione Cluster
(Immagine presa da Media INAF)
L'Istituto svedese di fisica spaziale (IRF) di Uppsala ha scoperto una nuova caratteristica che riguarda la nostra stella: il vento solare, il cui è carico di particelle cariche che viaggia dal Sole sino ai pianeti del Sistema Solare, avendo la proprietà di portare con se parte del campo magnetico solare riuscirebbe ad attraversare il nostro campo magnetico.

mercoledì 11 giugno 2014

Il lato oscuro della Luna

Il lato nascosto della Luna
(Immagine presa da Media INAF)
La Luna mostra come delle "macchie" nel lato che ci mostra tutti i giorni: gli antichi le avevano definite marie. Queste strane macchie sono infatti i mari lunari: formati da ampie pianure basaltiche.

Ma nel lato nascosto della Luna come è la situazione? Ebbene, sorprendentemente, non vi sono traccia di questi mari lunari. Questo mistero dura dal 1959: data in cui la sonda sovietica Luna 3 fotografò per la prima volta il lato nascosto della Luna. Finalmente un gruppo dell'Università della Pennsylvania (Penn State) è riuscita forse a svelare il mistero.

martedì 10 giugno 2014

Idee verosimili o pura fantascienza?

Questo articolo parlerà del NASA Innovative Advanced Concepts, programma che vuole promuovere la creatività nell'ambito della ricerca spaziale. I progetti spaziali che l'agenzia spaziale americana ha selezionato sono 12, i quali verranno testati nell'ambito della fattibilità con un budget a disposizione di 100.000 dollari a progetto. I progetti che passeranno dopo i 9 mesi di test avranno a disposizione altri 500.000 dollari di finanziamento.

Tutte le idee buone hanno bisogno comunque di qualche modifica per essere efficienti e bisogna fare delle prove generali per vedere se tutto funziona a dovere. Soprattutto se si tratta di una missione multi-milionaria diretta verso altri pianeti. Parola d'ordine: per quanto possa essere bizzarra un'idea tanto vale tentare.

Logo del NASA Innovative Advanced Concepts
(Immagine presa da www.nasa.gov)

venerdì 6 giugno 2014

L'elettrizzante storia della Piccola Nube di Magellano

Una porzione della Piccola Nube di Magellano vista in banda g
(Immagine presa da Media INAF)
In questo articolo parleremo della Piccola Nube di Magellano, chiamata anche SMC, la cui è distante 160.000 anni luce da noi ed è una galassia satellite della Via Lattea. Ma la SMC ha alcune particolarità che la rende davvero speciale: poiché le immagini di oggi ci mostrano SMC come una galassia poco evoluta, la cui è povera di elementi chimici più pesanti dell'elio ed è ricca di gas: caratteristiche molto simili a quelle delle galassie primordiali. Inoltre la Piccola Nube di Magellano sembra che interagisca con la sua compagna più vicina: la Grande Nube di Magellano (LMC) che, come suggerisce il nome, è più massiccia di SMC. In più SMC e LMC sono collegate fra loro da un "ponte" (chiamato Bridge in inglese) formato da gas e stelle.

mercoledì 4 giugno 2014

Osservando i campi magnetici dei buchi neri

Simulazione al computer di un buco nero
in giallo: gas che precipita all'interno del buco nero
nei getti sono presenti anche le raffigurazioni del campo
magnetico
(Immagine presa da Media INAF)
La prima cosa che pensiamo quando immaginiamo un campo di forza attorno ai buchi neri, sulla linea dell'orizzonte degli eventi, immediatamente ci viene scontato pensare ad un immensa forza gravitazionale. Cosa giusta: visto che questa forza è in grado di deviare perfino la luce. Ma non ci viene altrettanto scontato da pensare al campo magnetico che si trova attorno a questi buchi neri. Ebbene, a svelarlo sono l'array di radiotelescopi VLBA, i cui risultati sono stati pubblicati da ricercatori del Max Planck Institute for Radio Astronomy di Monaco e del Lawrence Berkeley National Laboratory che si trova in California.

martedì 3 giugno 2014

La megaterra di HARPS-N


HARPS-N, lo spettrografo di alta precisione installato nel Telescopio Nazionale Galileo , il cui si trova a La Palma (Canarie), dell' Istituto di Astrofisica, ha trovato una megaterra con composizione simile al nostro pianeta: ma con la particolarità di possedere 17 masse terrestri. Questo spettrografo, inoltre, osserva la medesima area di cielo del telescopio spaziale Kepler.

sabato 31 maggio 2014

Scoperta l'origine di una magnetar?

Immagine artistica di una magnetar
(Immagine presa da news.nationalgeographic.com)
In questo articolo parleremo di una stella molto particolare, che deve il suo nome al suo potentissimo campo magnetico. Basta prendere un cucchiaino di quella materia per raggiungere il miliardo di tonnellate: stiamo parlando delle magnetar.

Queste stelle sono delle "stelle di neutroni" la cui emissione di raggi X le rendono fra gli oggetti più energetici della nostra galassia.

Ma quale è la loro vera storia? Quali sono le loro origini? Da 35 anni gli scienziati hanno cercato di trovare la soluzione a queste domande, ma senza successo.

giovedì 29 maggio 2014

Quando lava e acqua si incontrano...

L'Arsia Mons
(Immagine presa da Wikipedia)
Da un incontro fra lava e ghiaccio si sono generati, 210 milioni di anni fa, due laghi dalla capacita di circa 40 e 20 chilometri cubici d'acqua. Il luogo dove è avvenuto questo evento è nell' Arsia Mont: montagna appartenente a Marte. La cosa più sorprendente è che questo ambiente sarebbe stato adatto ad ospitare forme di vita. Questi i risultati di una ricerca condotta da geologi della Brown University di Providence, in collaborazione con il Lancaster Environmental Centre del Regno Unito.

mercoledì 28 maggio 2014

Materia oscura e buchi neri nascosti: WISE ne sa qualcosa

I buchi neri supermassicci che si trovano all'interno delle
 galassie si distinguono in esposti e in nascosti
(Immagine presa da Media INAF)
170.000 il numero di buchi neri supermassicci attivi osservati dal telescopio WISE. Il nuovo studio si concentra sui Nuclei Galattici Attivi (di cui ne abbiamo parlato in questa news di Aprile), poiché sono molto "affamati" e si nutrono in gran parte dei gas che li circondano. Questa ricerca ha fatto in modo di mettere in discussione una vecchia teoria.

lunedì 26 maggio 2014

Getti dorati nella Nube del Compasso

Regione della Nube del Compasso
Location di questo nuovo articolo è la Nube del Compasso (Circinus), ovvero una nube molecolare comprendente 250.000 masse solari in cui non è raro trovare stelle in formazione. In questo "asilo" stellare possiamo trovare anche la giovanissima stella IRAS 14568-6304, circondata da una nube di polveri e gas dorata. La Nube del Compasso è divisa in due regioni dalla stazza di circa 5.000 masse solari ciascuna, definite Circinus Ovest e Circinus Est, dove la nascita stellare è la normalità.

sabato 24 maggio 2014

L'esperimento LLCD: in che modo è stato realizzato?

Immagine artistica della sonda LADEE, che
fino al 18 aprile orbitava intorno alla Luna
(Immagine presa da space.com)
L'esperimento LLCD (Lunar Laser Communication) detiene il record di velocità di trasmissione di dati: con un download di 622 megabit/secondo e con un upload di 20 megabit per secondo. Ma questo esperimento si è potuto svolgere grazie alla sonda LADEE, lanciata il 7 Settembre 2013 alle 3:27 UTC. Questa sonda, oltre a trasportare strumenti come il Neutral Mass Spectrometer e altri, trasportava anche lo strumento LLCD. Ma la cosa davvero eccezionale è stata la realizzazione di trasferimenti dati a velocità elevate a oltre 384.000 km dalla Terra.

venerdì 23 maggio 2014

Cronache dalla sonda Rosetta

Immagine artistica della sonda Rosetta
(Immagine presa da Ansa.it)
7 ore: il tempo impiegato per effettuare la fase del "Burning", una delle più lunghe della storia dell'ESA. Protagonista è la sonda Rosetta, che dopo 2 anni di ibernazione si sta sempre più avvicinando al suo target: la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Questa manovra ha fornito la prima delle 3 spinte orbitali che porteranno la sonda a prendere la scia della cometa il 6 agosto.

giovedì 22 maggio 2014

La fine di una stella di Wolf-Rayet

A sinistra la galassia UGC 9379, a destra la supernova SN2013cu
(Immagine presa da Media INAF)
Il telescopio Palomar, in California, la stava aspettando: nome in codice della missione iPTF. Finalmente, il 3 Maggio 2013, il telescopio Palomar osserva in diretta,dopo 360 milioni di anni di viaggio, la luce della supernova SN2013cu, una del tipo IIb.

Ma non si trattava di una stella normale, ma si trattava bensì di una stella di Wolf-Rayet. Queste stelle si caratterizzano per la loro elevata massa (Oltre 20 volte quella del Sole) e sono molto calde (circa 5 volte più calde della nostra stella): ma la caratteristica che le rende uniche è che sono molto rare.

mercoledì 21 maggio 2014

Le aurore su Saturno causate dal collasso della coda magnetica

Le aurore di Saturno viste da Hubble
(Immagine presa da Media INAF)
Le aurore di Saturno sono da tempo prese sotto osservazione. E proprio uno studio,che usa i dati e le immagini fornite dall'Hubble Space Telescope tra aprile e maggio 2013, è guidato dal Jonathan Nichols dell'Università di Leicester.