| (Immagine presa da Media INAF) |
Questo fatto è avvenuto in una galassia, che fa parte del superammasso di galassie Laniakea, posta a circa 650 milioni di anni luce da noi in direzione della costellazione dell'Orsa Maggiore. Se sappiamo di questo evento lo dobbiamo all'Automated Survey All- Sky per Supernovae (ASAS-SN): un sistema di telescopi che scandagliano il cielo in modo automatico per scoprire fenomeni transienti che avvengono nel cosmo, come, appunto, le supernovae. E proprio come supernova è stata classificata, il 25 Gennaio scorso, questa improvvisa apparizione luminosa intravista fra le stelle dell'Orsa Maggiore. Ma analizzando attentamente la curva di luce di questo evento, i ricercatori hanno iniziato a pensare che questo avvenimento, inizialmente classificato come supernova, potesse anche avere un origine totalmente diversa.
Effettivamente, questi sospetti si rivelarono fondati e grazie a vari telescopi da Terra, come il robotico McDonald Observatory da 1 metro, il telescopio Liverpool da 2 metri, l' Apache Point da 3,5 metri e il Large Binocular Telescope, con l'aiuto dello strumento UVOT montato a bordo del satellite della NASA Swift e grazie ai dati d'archivio della Sloan Digital Sky Survey, si è riusciti a capire la vera origine di questo evento. Infatti, grazie a queste ulteriori indagini, si è potuto concludere che questo improvviso bagliore fosse causato da una TDE (Tidal Disruption Event), ovvero da un evento di distruzione mareale. In pratica, questa stella si è avvicinata ad un buco nero e una parte del suo gas è precipitato all'interno di esso. E proprio quando questo gas stava per essere ingoiato dal buco nero, esso si è riscaldato a tal punto da emettere un enorme quantità di radiazione che noi siamo riusciti a captare.
Calcolando la quantità di energia rilasciata durante questo avvenimento si è stimato che la quantità di materia che il buco nero è riuscito a catturare da questa stella sia pari a un millesimo della massa del nostro Sole o quella che all'incirca possiede il gigante gassoso Giove.
Possiamo dire che questo tipo di evento è piuttosto raro, ma possiamo altrettanto dire che l'evento captato dall' ASAS-SN sia stato soltanto un colpo di fortuna?
<<Si potrebbe dire che siamo stati fortunati, ma
quando questi episodi fortunati si ripetono, vuol dire che stai facendo un buon
lavoro. Probabilmente la frequenza di questi fenomeni è più alta di quanto ci
aspettassimo, e quindi dovremmo vederne molti di più in futuro. Addirittura
forse più di uno ogni anno o due>>
Afferma Krzysztof Stanek, professore della Ohio State University che ha partecipato allo studio.
Fonte testi e immagini:Media INAF
Orione2000