| (Immagine presa da Media INAF) |
Ebbene, dei fisici di Arlington, Università del Texas, Stati Uniti, sono convinti che un' attenta analisi delle onde radio possa condurli a fare nuove scoperte.
Lo studio recentemente pubblicato nella rivista The Astrophysical Journal descrive con precisione le emissioni radio che derivano dall'interazione fra il gigante gassoso Giove e uno dei suoi satelliti naturali, Io. Così i dati raccolti suggeriscono che dallo studio della dinamica tra il gigante gassoso e Io permettono di ricavare calcoli utili a individuare corpi in orbita attorno ai pianeti extrasolari.
<<Si tratta di un modo totalmente nuovo di guardare al
problema. Ci siamo chiesti se fosse un meccanismo buono anche al di fuori del
nostro Sistema Solare, abbiamo fatto i calcoli e abbiamo individuato alcuni
sistemi stellari che potrebbero rispondere ai nostri criteri>> spiega Zdzislaw Musielak, professore di fisica presso lo UT Arlington College of Science .
L'idea che le lune possano ospitare delle forme di vita ha ispirato delle storie fantascientifiche, ma, anche nella vita reale, la comunità scientifica non esclude che anche sulle lune del nostro Sistema Solare, per via della loro composizione atmosferica, le riserve d'acqua e l'adeguata distanza dal Sole, possano essere delle possibili "culle di vita".
La parte difficile sta nel trovare queste "esolune". Il satellite della NASA Kepler utilizza il metodo della variazione di luminosità delle stelle per scoprire nuovi esopianeti: un metodo molto efficace per trovare pianeti extrasolare, ma non per scoprire delle "esolune". Il gruppo di Musielak ha studiato a fondo la ionosfera della luna di Giove, Io, la spessa atmosfera alimentata dall'attività vulcanica del satellite stesso.
Seguendo l'orbita di Io,la sua ionosfera interagisce con la magnetosfera di Giove: producendo una corrente d'attrito con il plasma carico e delle onde radio. Delle onde simili, se catturate nelle vicinanze di un esopianeta conosciuto, potrebbe essere un' inequivocabile segnale della presenza di un "esoluna"
Dei nuovi radiotelescopi, ancora più sensibili di quelli attualmente in attività, potrebbero già scoprire lune intorno ad alcuni sistemi planetari: come Gliese 876b (15 anni luce di distanza), Epsilon Eridani b (10,5 anni luce di distanza). Anche se la maggior parte dei sistemi planetari sono costituiti da giganti gassosi, pianeti in cui la vita difficilmente può svilupparsi, le proprie lune, al contrario, la potrebbero sostenere.
Fonte testi e immagini:Media INAF
Orione2000