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mercoledì 3 settembre 2014

Osservando il comportamento delle tempeste solari sul campo magnetico terrestre

(Immagine presa da Media INAF)
Quello che noi chiamiamo "vento solare" si tratta di un viaggio lungo circa 150.000 km in cui prendono parte le particelle, radiazioni e campi magnetici che sono stati strappati al Sole e in viaggio nello spazio. C'è anche da dire che si trattano di flussi di plasma che gli scienziati che si occupano di meteorologia spaziale seguono con grande attenzione. In certi casi, questa attenzione potrebbe trasformarsi in un timore, soprattutto quando l'emissione è particolarmente intensa. Ma l'alterazione dell'attività geomagnetica non porta solamente a dar luogo alle spettacolari aurore polari, ma potrebbe causare disturbi ai satelliti in orbita e alle telecomunicazioni, senza contare l'eventuale black-out sulle linee elettriche della penisola scandinava. In uno studio recente, pubblicato anche sulle colonne del Journal of Geophysical Research, un gruppo di studiosi dimostra che quelle che in gergo vengono definite substorm possono essere "guidate" da una serie di processi che risultano completamente differenti da quelli finora ipotizzati.

Grazie a i dati raccolti dal satellite NASA/ESA Cluster e grazie ad una rete di magnetometri a terra, gli scienziati sono riusciti a registrare un passaggio di una perturbazione solare che ha investito la nostra magnetosfera, monitorando contemporaneamente la tempesta magnetica nel suo sviluppo iniziale. Ebbene, sono stati registrati due sbalzi del flusso di corrente del plasma denso, il quale si trova nella nostra magnetosfera in corrispondenza del piano equatoriale, ad una distanza di 5 minuti l'uno dall'altro. Inoltre, non è passato di certo inosservato il curioso comportamento del campo magnetico terrestre: il quale prima si è diretto verso lo spazio profondo e dopo, contrariamente, si è propagato molto rapidamente verso il nostro pianeta.

Questo evento suggerisce che questa perturbazione magnetica si sia diretta verso la coda magnetica del nostro pianeta: proprio quella che si estende oltre la Terra per più di un milione e mezzo di km in direzione opposta al Sole. Visto che questa perturbazione magnetica, come detto in precedenza, si dirige verso la coda magnetica della Terra, favorisce di conseguenza la riconnessione magnetica e creando le condizioni ottimali per l'avvenire della substorm.

Fonte testi e immagini: Media INAF

Orione2000