Pagine

giovedì 22 maggio 2014

La fine di una stella di Wolf-Rayet

A sinistra la galassia UGC 9379, a destra la supernova SN2013cu
(Immagine presa da Media INAF)
Il telescopio Palomar, in California, la stava aspettando: nome in codice della missione iPTF. Finalmente, il 3 Maggio 2013, il telescopio Palomar osserva in diretta,dopo 360 milioni di anni di viaggio, la luce della supernova SN2013cu, una del tipo IIb.

Ma non si trattava di una stella normale, ma si trattava bensì di una stella di Wolf-Rayet. Queste stelle si caratterizzano per la loro elevata massa (Oltre 20 volte quella del Sole) e sono molto calde (circa 5 volte più calde della nostra stella): ma la caratteristica che le rende uniche è che sono molto rare.
Queste stelle sono tra l'altro difficili da studiare: poiché nascoste da una fitta coltre di materia che le avvolge. Ma questa esplosione ha fornito agli scienziati un opportunità unica per studiarne le caratteristiche di questa stella.

Ecco allora che nel giro di poche ore altri telescopi, sia terrestri e sia spaziali, cambiano improvvisamente programma, nuovo target: SN2013cu. Il Keck delle Hawaii e il telescopio spaziale Swift, che entrambi hanno puntato verso la costellazione di Bootes, quest ultimo per catturare lo spettro dell'esplosione.

<< Abbiamo scoperto che proprio nelle fase iniziali dell'esplosione lo spettro mostrava delle righe in emissione . Righe di azoto, di carbonio e di elio molto ionizzate. Queste righe sono tipiche degli spettri delle stelle di Wolf-Rayet. Questo ci ha permesso di stabilire una connessione diretta, e inedita, tra la supernova e la stella progenitrice>> spiega Annalisa De Cia, ricercatrice presso il Weizmann Istitute of Science.

Questo studio, a cui ha partecipato un altro ricercatore italiano, Francesco Taddia, ha permesso sia di identificare il tipo di stella progenitrice, sia di ottenere preziose informazioni sulla morte di stelle di grande massa e sulla formazione di elementi come l'ossigeno, l'azoto e il carbonio che sono alla base della vita.