| L'Arsia Mons (Immagine presa da Wikipedia) |
Questo studio si basa su delle formazioni rocciose intorno al monte preso in considerazione.L'evento sarebbe avvenuto nel fianco nord-occidentale dell' Arsia Mons, che sarebbe il terzo monte più alto di Marte.
Quando quest area era ricoperta da un ghiacciaio, 210 milioni di anni fa, una colata lavica ne avrebbe fuso buona parte di questo ghiacciaio, con conseguenza la formazione al suo interno di alcuni laghi. La studentessa della Brown University che ha guidato la ricerca, Kat Scanlon, ne avrebbe calcolato la quantità d'acqua fusa durante questo evento: centinaia di chilometri cubici. La stessa Scanlon ci spiega:
<<La cosa interessante è realizzare che Marte ha ospitato una grande quantità di acqua liquida in tempi molto recenti>>.
Per molti 210 milioni di anni risulterebbero un tempo lunghissimo, ma basti pensare che ambienti abitabili scoperti da Curiosity risalgono a 2,5 miliardi di anni fa.
L'ipotesi che quest area ospitasse dei ghiacciai era stata avanzata nel 1970, poi riproposta nel 2003 grazie ad uno studio dove alcuni geologi della Brown e della Boston University hanno trovato una certa solmiglianza fra le formazioni trovate nel fianco nord-occidentale dell'Arsia Mons e quelle che si trovano nelle valli secche dell'Antartide prodotte dal ritiro dei ghiacciai. Formazioni come le morene: che non sono altro che ammassi di detriti che si depositano sui bordi di un ghiacciaio mentre si ritira.
Le previsioni climatiche sviluppate recentemente su Marte, tenendo anche conto della variazione dell'asse di rotazione del pianeta stesso, hanno trovato un accordo che prevede che un tempo l'Arsia Mons ospitasse dei ghiacciai.
Grazie all'analisi dei dati forniti da Mars Recconaissance Orbiter, Scanlon ha trovato la presenza di formazioni di lava a cuscino: che solitamente si formano quando la lava viene emessa nei fondali o quando la lava stessa viene a contatto con uno strato di ghiaccio. L'acqua molto fredda che si è fusa durante il contatto ha raffreddato la lava molto rapidamente: formando così il vetro vulcanico. E' sembrerebbero evidenziare anche un fiume formatosi quando l'acqua del ghiacciaio intrappolata ha debordato, fenomeno conosciuto anche come jökulhlaup.
Dalla dimensione di queste formazioni, Scanlon ha potuto stimare la quantità di lava entrata a contatto con il ghiacciaio e, grazie ad alcune regole della termodinamica di base, ne ha potuto trarre la quantità d'acqua derivata dalla fusione del ghiacciaio: due laghi da circa 40 e 20 chilometri cubici d'acqua.
Secondo i ricercatori questa quantità d'acqua sarebbe rimasta liquida per un periodo di tempo (centinaia o migliaia di anni) abbastanza lungo da permettere la presenza di forme di vita microbiche.
<<I microbi che abitano questo tipo di laghi sulla Terra sono stati oggetto di molte ricerche soprattutto per lo studio di Europa, la luna di Giove, che è interamente ricoperta di ghiaccio>> conclude Scanlon.
Secondo Jim Head, del Lancaster Envirionmental Centre, quel ghiaccio potrebbe trovarsi ancora sotto rocce e detriti: << Sarebbe interessante perché, probabilmente, al suo interno conserverebbe minuscole bolle di atmosfera marziana di centinaia di milioni di anni fa. Un tale deposito di ghiaccio potrebbe costituire una fonte di acqua utilizzabile in vista di una futura missione umana su Marte>>.
Fonte testi:Media INAF
Fonte immagini: Wikipedia
Orione2000