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martedì 30 settembre 2014

Investigando sul passato della Valles Marineris

In questa immagine si può vedere al centro del pianeta
il cosiddetto "Grand Canyon marziano"
(Immagine presa da Media INAF)
In questo articolo parleremo di un complesso di strutture geologiche che si trovano nella zona equatoriale di Marte: viene spesso nominato come "Grand Canyon marziano" e si tratta della Valles Marineris.

Bisogna contare che questa struttura geologica è all'incirca più grande 10 volte rispetto al Grand Canyon terrestre. Praticamente si estende per circa 1/5 della circonferenza del Pianeta Rosso. Inoltre, la Valles Marineris è emersa da enormi sussulti tettonici e successivamente rimodellate da parte di fenomeni erosivi di vario tipo.

E tra questi fenomeni potrebbero esserci niente meno che dei ghiacciai: i quali in un tempo remoto hanno solcato questa struttura geologica con il loro lentissimo scorrere. Anche se gli scienziati non hanno ancora maturato un idea condivisa se questo fenomeno possa essere veramente accaduto, poiché non si riesce a stabilire se una serie di formazioni nella Valles Marineris sia dovuta ad un origine glaciale o meno.

E proprio in questo momento un team internazionale, formato da ricercatori dalla statunitense Bryn Mawr College e dalla Freie Universitaet di Berlino, ha individuato una possibile prova su come possa aver avuto luogo la presenza di un ghiacciaio. E proprio entrando nell'ambito della mineralogia che si è trovato uno strato di solfati misti grazie al  Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars e lo High-Resolution Imaging Science Experiment a bordo della sonda Mars Reconnaissance Orbiter. Il luogo di ritrovamento è situato a metà dei quasi 5 km di altezza delle pareti di Lus Chasma e l'estremità Ovest dell'intera struttura geologica.

Il team di scienziati è riuscito a mappare la jarosite, un tipo di minerale solfato acido, lungo la parete del canyon. Tutti i depositi di jarosite su Marte sono dovuti ad una possibile evaporazione di acqua in falda o lacustri. Gli scienziati hanno ipotizzato che in questo specifico deposito si sia verificato un fenomeno simile a quello riscontrato nelle isole Svalbard sulla Terra. In pratica lo zolfo atmosferico, intrappolato nel ghiaccio, quando viene riscaldato dalla luce solare reagisce con l'acqua producendo un tipo di minerali, chiamati solfati, altamente acidi: proprio come la jarosite riscontrata lungo i margini di questo ipotetico ghiacciaio.
La valle Lus Chasma vista in un mosaico effetuato
dalla sonda Mars Odyssey
(Immagine presa da Media INAF)


Fonte testi e immagini:Media INAF

Orione2000

martedì 29 luglio 2014

Orbiter a rischio su Marte

(Immagine presa da Media INAF)
Ormai mancano meno di tre mesi al fly-by della cometa C/2013 A1 Siding Spring su Marte. Il passaggio ravvicinato della cometa, però, comporta dei rischi per le sonde che orbitano intono al pianeta stesso: infatti, la nube di detriti che accompagnerà la cometa è composta da minuscole particelle che viaggiano a considerevoli velocità, le quali possono mettere fuori uso un satellite. La cometa raggiungerà la distanza minima dal suolo marziano, che sarà di 132.000 km (meno di un decimo della distanza dell'incontro più ravvicinato di cui si sappia fra una cometa e la Terra), il 19/10/2014. Le agenzie spaziali coinvolte (europea,statunitense e indiana) dovranno spostare entro quella data le sonde in orbita attorno a Marte in una zona sicura: manovre che la NASA sta già compiendo.