| Un immagine dell'atmosfera marziana (Immagine presa da Media INAF) |
I risultati mostrano che le particelle sono tutt'altro che omogenee: infatti, queste ultime possono essere raggruppate in due misure.
- Prima misura: comprende cristalli di ghiaccio dal raggio maggiore di 1,2 micron e particelle di polvere dal raggio di 0,7 micron
- Seconda misura: comprende polveri con un raggio fra i 0,04 e i 0,07 micron.
Tra l'altro si è notato che negli strati più "polverosi" dell'atmosfera di Marte,con altitudini fra i 20-30.000 metri, non vengono contate più di 2 particelle per centimetro quadrato, 3.000 prendendo in considerazione la misura più fine.
Lo studio delle micropolveri contenute negli strati superiori dell'atmosfera di un pianeta può aiutare a capire i fenomeni meteorologici che adesso e nel passato hanno caratterizzato Marte. Inoltre le micropolveri e le nanopolveri sono dei catalizzatori naturali, attorno i quali si formano cristalli di ghiaccio all'interno di una nuvola.
Ma se da un lato questi dati confermano le tempeste marziane, c'è da fare i conti con le rigidissime temperature (si arriva a -110 C°)che rallentano la formazione di cristalli di ghiaccio: in poche parole, ci sarebbero delle condizioni perfette perché avvenga un temporale, ma le estreme temperature non permettono la formazione di nubi di pioggia.
Gli specialisti del MIPT, insieme ai colleghi francesi dell'Osservatorio di Parigi e del LATMOS, hanno eseguito un' osservazione simultanea dell'estinzione atmosferica sia con l'ultravioletto che con l'infrarosso rilevati da SPICAM: lo spettrometro di Mars Express, la missione dell'ESA che è dedicata allo studio di Marte.
Fonte testi e immagini: Media INAF
Orione2000