| (Immagine presa da Media INAF) |
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venerdì 17 ottobre 2014
La cometa Siding Spring è tenuta sotto osservazione
martedì 30 settembre 2014
Investigando sul passato della Valles Marineris
| In questa immagine si può vedere al centro del pianeta il cosiddetto "Grand Canyon marziano" (Immagine presa da Media INAF) |
Bisogna contare che questa struttura geologica è all'incirca più grande 10 volte rispetto al Grand Canyon terrestre. Praticamente si estende per circa 1/5 della circonferenza del Pianeta Rosso. Inoltre, la Valles Marineris è emersa da enormi sussulti tettonici e successivamente rimodellate da parte di fenomeni erosivi di vario tipo.
E tra questi fenomeni potrebbero esserci niente meno che dei ghiacciai: i quali in un tempo remoto hanno solcato questa struttura geologica con il loro lentissimo scorrere. Anche se gli scienziati non hanno ancora maturato un idea condivisa se questo fenomeno possa essere veramente accaduto, poiché non si riesce a stabilire se una serie di formazioni nella Valles Marineris sia dovuta ad un origine glaciale o meno.
E proprio in questo momento un team internazionale, formato da ricercatori dalla statunitense Bryn Mawr College e dalla Freie Universitaet di Berlino, ha individuato una possibile prova su come possa aver avuto luogo la presenza di un ghiacciaio. E proprio entrando nell'ambito della mineralogia che si è trovato uno strato di solfati misti grazie al Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars e lo High-Resolution Imaging Science Experiment a bordo della sonda Mars Reconnaissance Orbiter. Il luogo di ritrovamento è situato a metà dei quasi 5 km di altezza delle pareti di Lus Chasma e l'estremità Ovest dell'intera struttura geologica.
Il team di scienziati è riuscito a mappare la jarosite, un tipo di minerale solfato acido, lungo la parete del canyon. Tutti i depositi di jarosite su Marte sono dovuti ad una possibile evaporazione di acqua in falda o lacustri. Gli scienziati hanno ipotizzato che in questo specifico deposito si sia verificato un fenomeno simile a quello riscontrato nelle isole Svalbard sulla Terra. In pratica lo zolfo atmosferico, intrappolato nel ghiaccio, quando viene riscaldato dalla luce solare reagisce con l'acqua producendo un tipo di minerali, chiamati solfati, altamente acidi: proprio come la jarosite riscontrata lungo i margini di questo ipotetico ghiacciaio.
| La valle Lus Chasma vista in un mosaico effetuato dalla sonda Mars Odyssey (Immagine presa da Media INAF) |
Fonte testi e immagini:Media INAF
Orione2000
martedì 29 luglio 2014
Orbiter a rischio su Marte
| (Immagine presa da Media INAF) |
lunedì 21 luglio 2014
I nuovi obbiettivi spaziali
Speciale 45° anno dallo sbarco lunare
Sono ormai passati 45 anni dallo sbarco lunare avvenuto nell'ambito della missione Apollo 11. Ed è proprio in questa missione che che vide la partenza del Saturn V di Von Braun. Ma da allora nessun uomo e nessuna donna ha mai più superato l'orbita terrestre. Eppure alla NASA, o nei suoi satelliti industriali ed accademici, c'è senz'altro una persona con una visione ed un carisma da permettere di fare una missione migliore rispetto al programma Apollo o all' International Space Station: che altro non sono che i due programmi spaziali che hanno segnato il XX secolo.
| Immagine presa da Media INAF |
martedì 24 giugno 2014
Micropolveri sull'atmosfera di Marte
| Un immagine dell'atmosfera marziana (Immagine presa da Media INAF) |
giovedì 29 maggio 2014
Quando lava e acqua si incontrano...
| L'Arsia Mons (Immagine presa da Wikipedia) |
lunedì 12 maggio 2014
Delle serre su Marte nel 2021?
| Un immagine artistica del Mars Plant Experiment (Immagine presa da Media INAF) |
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