| I buchi neri supermassicci che si trovano all'interno delle galassie si distinguono in esposti e in nascosti (Immagine presa da Media INAF) |
Negli anni '70 si è sviluppata una teoria per spiegare come mai alcuni buchi neri erano osservabili senza troppi problemi mentre altri risultavano come nascosti da uno strato di polvere molto scura: gli scienziati ne hanno tratto che ogni buco nero sia circondato da una specie di "ciambella", chiamata in gergo "toro". Quindi a seconda di come questi buchi neri sono orientati noi li possiamo vedere più o meno luminosi: concetto, in sintesi, che sta alla base del modello unificato dei Nuclei Galattici Attivi.
| (Immagine presa da Media INAF) |
I nuovi risultati WISE, invece, sostengono che il vedere più o meno luminosi i buchi neri non sia dovuto solamente al loro orientamento:
<<La nostra ricerca ha rivelato una nuova
caratteristica dei buchi neri attivi che non abbiamo mai individuato prima, ma
i dettagli rimangono un mistero>> dichiara Lin Yan dell' IPAC della NASA, con sede al California Istitute of Technology.
Dopo aver raccolto i dati di WISE gli scienziati hanno misurato il numero di galassie che presentavano la caratteristica di essere esposti o nascosti. In teoria i buchi neri esposti e nascosti dovrebbero distribuirsi in modo casuale, poiché anche il loro orientamento risulta casuale. Ma non è proprio così: infatti, si è scoperto che, grazie ai dati forniti da WISE, i buchi neri nascosti sono più raggruppati dei buchi neri esposti. Come si può spiegare una cosa simile?
Un modo per spiegare ciò va ricercato nella materia oscura: questa sostanza invisibile che domina la materia del nostro Universo per l'80%. I ricercatori pensano che proprio questi buchi neri si trovino in galassie dove sono circondate da una alone di materia oscura (nella prima immagine questi ultimi sono mostrati in viola). Queste galassie possiedono quindi maggiore forza gravitazionale, attirando più facilmente altre galassie.
Ma una cosa rimane sicura: se i dati vengono accertati gli scienziati dovranno sicuramente aggiornare il modello unificato degli AGN.
Fonte testi e immagini: Media INAF
Ma una cosa rimane sicura: se i dati vengono accertati gli scienziati dovranno sicuramente aggiornare il modello unificato degli AGN.
Fonte testi e immagini: Media INAF
Orione2000