 |
L'asteroide Vesta ripreso dalla sonda Dawn (Immagine presa da Media INAF) |
All'interno dell'
Ames Research Center della NASA si trova un cannone dalla lunghezza di ben 4 metri, denominato
Ames Vertical Gun Range, che è stato progettato per simulare degli impatti fra diversi corpi celesti. Questo cannone riesce a sparare dei proiettili, che hanno dimensioni che vanno dai 0,005 ai 7,6 millimetri, a delle velocità che toccano i 7 km/s (l'equivalente di oltre 25.000 km/h) grazie ad una miscela d' esplosivo e di idrogeno gassoso ad alta pressione. E proprio in un recente studio, che ha visto la partecipazione di un team di ricercatori della
Brown University guidato da Angela Stickle della
John Hopkins, è stata usato questo cannone per osservare e studiare un impatto che ha interessato la superficie dell'asteroide Vesta.
 |
Un immagine dell'Ames Vertical Gun Range (Immagine presa da science.nasa.gov) |
Il team aveva a disposizione un intera schiera di modellini di Vesta, dalle dimensioni di una palla da softball e in scala con i proiettili-meteoriti, creati con del polimetilmetacrilato (PMMA), un tipo di materiale acrilico che risulta più trasparente del vetro solo se non sottoposto a particolari stress: ma visto che essere bombardato da ogni tipo di angolazione è uno stress particolarmente forte,allora questo materiale tende a diventare opaco. In questo modo, simulazione dopo simulazione, il team di ricercatori è riuscito ad ottenere in una sfera di PMMA delle condizioni analoghe a quelle riscontrate sull'asteroide Vesta. Inoltre, con l'ausilio di apposite telecamere che riescono a catturare un numero di fotogrammi al secondo che può raggiungere il milione, si è riusciti a ricostruire l'intero processo di formazione.
Al momento zero un proiettile-meteorite colpisce il polo Sud di Vesta con un angolo di incidenza di circa 40 gradi, dando origine successivamente al cratere che sarà nominato Rheasilvia. In un periodo nell'ordine di pochi secondi l'onda d'urto attraversa gli strati più profondi della superficie dell'asteroide, sgretolando le rocce che si trovano in profondità. E aspettando altri due minuti, si vedrebbe la ripercussione in superficie del riverbero avvenuto nelle profondità dell'asteroide: provocando la formazione di quelle gole che appaiono nell'equatore di Vesta (le stesse che verranno fotografate successivamente dalla sonda Dawn). Queste sono le conclusioni che possono spiegare ciò che riusciamo a vedere oggi.
Inoltre, uno dei coautori dello studio, Peter Shultz, conclude dicendo:<<Vesta è stato fortunato. Se la collisione fosse stata perpendicolare alla superficie, ci ritroveremo con un asteroide dalle dimensioni assai più modeste>>.
Fonte testi:
Media INAF
Fonte immagini: Media INAF e science.nasa.gov
Orione2000