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sabato 31 maggio 2014

Scoperta l'origine di una magnetar?

Immagine artistica di una magnetar
(Immagine presa da news.nationalgeographic.com)
In questo articolo parleremo di una stella molto particolare, che deve il suo nome al suo potentissimo campo magnetico. Basta prendere un cucchiaino di quella materia per raggiungere il miliardo di tonnellate: stiamo parlando delle magnetar.

Queste stelle sono delle "stelle di neutroni" la cui emissione di raggi X le rendono fra gli oggetti più energetici della nostra galassia.

Ma quale è la loro vera storia? Quali sono le loro origini? Da 35 anni gli scienziati hanno cercato di trovare la soluzione a queste domande, ma senza successo.

giovedì 1 maggio 2014

Un lampo di raggi gamma piuttosto turbolento

(Immagine presa dal sito Media INAF)
Ormai si sa che quando accade un evento nell'Universo, come un esplosione di una stella, non si possono di certo mandare sonde per studiare l'evento stesso: perché questi ultimi verificano anche a miliardi di anni luce. Ma noi abbiamo usato l'astrofisica proprio per capire il più possible questi fenomeni, grazie anche alla radiazione elettromagnetica che viene emessa proprio durante questi eventi. Ecco che un attenta analisi di una manciata di fotoni diventa fondamentale per capire le proprietà e la storia della sorgente che gli ha prodotti. L'intensità e la variabilità delle lunghezze d'onda, quella che conosciamo come "spettro", si rivela molto utile per scovare le realtà fisiche che sono caratterizzano i vari oggetti con un dettaglio sorprendente.Ma la radiazione luminosa che noi riceviamo può contenere altri "dettagli",come può essere la polarizzazione: che per scovarla richiede tecniche più complesse. Lo studio di queste polarizzazioni ci permette di capire la geometria dell'oggetto preso in studio, le proprietà dello spazio che la luce ha attraversato e i processi fisici che la hanno prodotta. I fenomeni di polarizzazione li ritroviamo anche nella vita quotidiana: la luce riflessa dall'acqua di un lago, ad esempio, è fortemente polarizzata. In questo caso si parla di polarizzazione lineare, ma esistono anche altri tipi di polarizzazione.

mercoledì 30 aprile 2014

Un esopianeta da record.

Immagine artistica di Beta Pictoris b
(Immagine presa dal sito Media INAF)
Ricerche recenti effettuate con il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO hanno individuato,per la prima volta in assoluto, la velocità di rotazione di un esopianeta. L'equatore di questo esopianeta si muove a quasi 100.000 km/h, in questo modo il giorno su Beta Pictoris b dura soltanto 8 ore,meno di qualsiasi pianeta del nostro Sistema Solare (contro le circa 9h e 55min di rotazione di Giove). L'esopianeta si trova a circa 8 U.A. , rendendolo l'esopianeta più vicino alla propria stella madre di cui si sia ottenuta un immagine.