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venerdì 6 giugno 2014

L'elettrizzante storia della Piccola Nube di Magellano

Una porzione della Piccola Nube di Magellano vista in banda g
(Immagine presa da Media INAF)
In questo articolo parleremo della Piccola Nube di Magellano, chiamata anche SMC, la cui è distante 160.000 anni luce da noi ed è una galassia satellite della Via Lattea. Ma la SMC ha alcune particolarità che la rende davvero speciale: poiché le immagini di oggi ci mostrano SMC come una galassia poco evoluta, la cui è povera di elementi chimici più pesanti dell'elio ed è ricca di gas: caratteristiche molto simili a quelle delle galassie primordiali. Inoltre la Piccola Nube di Magellano sembra che interagisca con la sua compagna più vicina: la Grande Nube di Magellano (LMC) che, come suggerisce il nome, è più massiccia di SMC. In più SMC e LMC sono collegate fra loro da un "ponte" (chiamato Bridge in inglese) formato da gas e stelle.


Eppure la SMC insieme al "ponte" rimangono ancora degli oggetti misteriosi per alcuni aspetti: per esempio non si sa se in un passato ci siano state interazioni con altre galassie che ne abbiano alterato il processo di formazione stellare. E, come se non bastasse, riamane ancora da risolvere la relazione fra l'età delle stelle e degli ammassi che compongono SMC e la sua composizione chimica, la quale è fondamentale per ricostruire la storia dell'evoluzione di questa galassia. Non resta che un solo metodo per trovare le risposte a questi misteri: studiare sistematicamente l'intera SMC, con particolare attenzione alle stelle più deboli, ovvero le più antiche, che ne possono determinare l'età della popolazione stellare a cui appartengono.

La ricerca è stata guidata nell'ambito della survey chiamata STEP, ovvero "SMC in Time: Evolution of a
Immagine del VST
(Immagine presa dall'ESO)
Prototype interacting late-type dwarf galaxy"
, da Vincenzo Ripepi dell'INAF-Osservatorio Astronomico Capodimonte, con la partecipazione di alcuni ricercatori degli Osservatori INAF di Napoli, Bologna, Firenze, Padova, Roma e Teramo. Per questo studio è stato utilizzato il telescopio VST (VLT Survey- Telescope) il cui, grazie al suo specchio principale dal diametro di 2,6 metri e alla potente camera CCD (OmegaCAM), riesce ad avere una risoluzione di 1 grado quadrato di cielo: una risoluzione elevatissima, che riesce a tener conto in una sola esposizione fino ad alcuni milioni di stelle nelle zone più affollate della Piccola Nube di Magellano.


<<Abbiamo analizzato due campi separati: uno centrato nel corpo della SMC e l’altro in una regione più esterna, in direzione della LMC” racconta Ripepi. “In prima istanza eravamo interessati a scoprire possibili differenze nelle età (e nella composizione chimica) tra le popolazioni stellari nei due campi studiati. In effetti, abbiamo riscontrato un incremento esplosivo di formazione stellare circa 400-500 milioni di anni fa nel campo studiato che si trova più vicino alla LMC, incremento che sembra invece essere assente nella regione centrata sul corpo della galassia. Questa informazione ci permette di ipotizzare che in quell’epoca ci possa essere stata un’interazione (incontro ravvicinato) tra la SMC e la LMC. Questa interazione potrebbe essere stata la causa scatenante dell’impennata nella formazione di nuove stelle che abbiamo osservato. Questo tipo di studi permettono quindi, tra le altre cose,  di ricostruire la storia di interazione SMC-LMC e così di porre dei vincoli ai modelli di interazione galassia-galassia che possono essere applicati a casi più generali per ogni sistema nell’Universo>> spiega Ripepi.

Ma la survey STEP non è ancora finita: infatti la fasi successive permetteranno di ottenere informazioni fondamentali per capire la storia evolutiva di questa galassia ,fornendo così importanti dati sulla formazione delle prime strutture dell'Universo e del sistema della Via Lattea e delle sue galassie satellite.

Fonte testi:Media INAF

Orione2000