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mercoledì 14 maggio 2014

HD 162826: la sorella del Sole

La stella HD 162826
(immagine presa da hngn.com)
La stella HD 162826 è considerata una sorella del Sole, poiché, secondo le sue caratteristiche, si è formata nella stessa regione dello spazio e nella medesima nube molecolare da cui si è formata anche la nostra stella. E a pensare che tra HD 162826 e noi ci separano 110 anni luce. La stella si trova nella costellazione di Ercole ( che si trova vicino alla costellazione della Lira) e con l'ausilio di un binocolo la si può individuare.


Il team guidato da Ivan Ramirez ha cercato 30 potenziali stelle simili al Sole. Le osservazioni sono state condotte con i telescopi Harlan J. Smith del McDonald Observatory e Magelan Clay dell'Osservatorio di Las Campanas in Cile; grazie a questi telescopi è stato possibile analizzare la composizione chimica delle varie stelle. Ma questa analisi non basta per provare che HD 162826 sia un "parente" del Sole, ma grazie ad un indagine cinematica è stato possibile scoprire il percorso che la stella ha fatto nella Via Lattea.

La posizione di HD162826
Si è subito notato che la discendenza con il Sole e la stazza che è solo del 15% maggiore della nostra stella. Queste caratteristiche hanno fatto pensare che potrebbe essere possibile che attorno a questa stella, magari potrebbero trattarsi anche di pianeti in cui lo sviluppo della vita sia possibile. Ovviamente per il momento rimangono ipotesi, ma dai 15 anni di osservazioni del McDonald Observatory Planet Search hanno già escluso la presenza di pianeti di tipo gioviani caldi. Rimane dunque aperta la possibilità della presenza di pianeti di stazza terrestre.

Ma Ramirez vuole applicare una vera e propria "strategia" per trovare le stelle che abbiano molte delle loro caratteristiche in comune con il Sole. Questo sarà reso possibile grazie ai dati che fra poco arriveranno dalla missione GAIA: che avrà il compito di costruire la più dettagliata mappa tridimensionale della nostra galassia.

<<Queste informazioni non riguarderanno solo le zone periferiche del nostro Sistema Solare. Avremo così a disposizione dati preziosissimi per i nostri studi, che riguarderanno un numero di stelle 10.000 volte maggiori di quelli che abbiamo oggi a nostra disposizione>> conclude Ramirez.