| La lente gravitazionale della nana bianca KOI 3278 dietro la sua stella compagna (Immagine presa dal sito Media INAF) |
Questa scoperta è da attribuire ad Ethan Kruse e ad Eric Agol. Cercando degli esopianeti intorno alla nana bianca KOI 3278, la cui accompagnata da una stella simile al Sole, (questo sistema binario era già stato osservato da Kepler ma senza successo) si è notato un innalzamento dell'appena 0,1% della luce derivante dal sistema binario preso in considerazione in un periodo di circa 5 ore. Questo sistema si trova a circa 2600 anni luce dalla Terra nella costellazione della Lyra. La distanza che separa le due stelle è di 70 milioni di chilometri (appena la distanza Sole-Mercurio) e la nana bianca, a parità di dimensioni, è circa 200 mila volte più massiccia della Terra.
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| Immagine della costellazione della Lira |
Ethan Kruse ci spiega meglio la questione:
<<Ho trovato quello che in sostanza sembrava un pianeta capovolto. Ciò che normalmente ci si aspetta è un calo di luminosità, ma ciò che si è visto è fondalmentalmente l'esatto opposto. Sembra un anti-transito>>
Ormai si è affermato che più della metà delle stelle faccia parte di sistemi binari. Molte volte questi sistemi binari li osserviamo di "taglio": in questo caso le stelle si eclisseranno a vicenda periodicamente (questi sistemi sono noti come "binari ad eclissi"). Ma in questo caso si è osservato un fenomeno denominato self-lensing: cioè la stella di fronte ingrandisce la luce della stella che sta dietro. I ricercatori hanno notato che questo fenomeno si ripete ogni 88 giorni.
| Immagine della situazione sul sistema binario preso in considerazione (Immagine presa dal sito www.astro.washigton.edu) |
Ma come mai si forma questa microlente gravitazionale? Ciò è da attribuire alla teoria di Einstein: che dice che la luce non ha massa ed è soggetta all'attrazione gravitazionale, che può letteralmente deformare la luce.
La scoperta porterà a ricerche future su oggetti ancora più compatti come stelle di neutroni e buchi neri.
Fonte testi:Media INAF
Fonte immagini:Media INAF e www.astro.washigton.edu
Orione2000
